L'intelligenza artificiale ed ereditaria

 L'Intelligenza Artificiale

L’intelligenza artificiale (IA) è la scienza che studia come fare fare alle macchine compiti “intelligenti”, come quelli umani.Il termine è stato usato per la prima volta nel 1956 da John McCarthy.

L’IA si divide in due categorie:

IA debole

  • È progettata per un solo compito (es. giocare a scacchi, rispondere al telefono).
  • Non può adattarsi o imparare da sola.
  • Esempi: Deep Blue, Siri, Alexa.

IA forte

  • Ancora non esiste, ma in teoria sarebbe capace di:
    • pensare come un umano,
    • imparare in modo autonomo,
    • capire concetti astratti e fare scelte complesse



 RIDUZIONISMO VS ANTIRIDUZIONISMO

Quando si parla di IA, ci sono due correnti di pensiero:

Riduzionismo

  • Il cervello umano è come una macchina.
  • Un computer, con il giusto programma, potrà pensare come noi.
  • La mente è vista come un sistema che analizza e risolve.

Antiriduzionismo

  • Nessuna macchina potrà mai essere davvero umana.
  • I computer non hanno emozioni, coscienza, senso morale.
  • Possono imitare, ma non capire nel senso profondo del termine.








L’Intelligenza Ereditaria

Il filosofo greco Platone pensava che i più intelligenti dovessero governare. Credeva che l’intelligenza era ereditata e quindi solo i “migliori” dovevano fare figli tra loro.

Cos’è l’eugenetica?

  • È nata nel 1867 con Francis Galton, cugino di Darwin.
  • Sosteneva che si dovevano impedire le nascite tra le persone “deboli” o “inferiori”.
  • In realtà, si basava su forti pregiudizi sociali e culturali.

Le conseguenze gravi:

  • Negli USA si sterilizzavano persone con disabilità o problemi sociali.
  • Alcuni immigrati venivano bloccati perché non parlavano inglese.
  • In Germania, sotto il nazismo, l’eugenetica portò al progetto Aktion T4: migliaia di persone con disabilità furono sterilizzate o uccise.


L’esperimento di Rosenthal e Jacobson (1965)

Due psicologi dissero a degli insegnanti che alcuni alunni erano “particolarmente dotati” (anche se erano stati scelti a caso).

Alla fine dell’anno, quei bambini avevano ottenuto risultati migliori.

Questo dimostra che le aspettative positive possono davvero influenzare i risultati: è il cosiddettoEffetto Pigmalione.


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